“A gota d’água” – Acchiappanebbia



ATTENZIONE: QUESTO PROGETTO È IL FRUTTO DI UN PROCESSO COLLABORATIVO TRA CTRL+Z E DIFFERENTI SOGGETTI. PER LA SUA CORRETTA COMPRENSIONE VI INVITO A CONOSCERE GLI ALTRI AGENTI DIRETTAMENTE IMPLICATI: ALDEIA BRASIL (PIRACICABA).
LA SUA REALIZAZZIONE È STATA RESA POSSIBILE GRAZIE AL SOSTEGNO: SOLPACK (PIRACICABA), GRUPO DE INVESTIGACIÓN “IN-FACT” (SEVILLA), LABORATORIO DE EMPRENDIMIENTOS “LABORE” (CAMPINAS), UNIP LIMEIRA (LIMEIRA), ESPAÇO VIVEIROS (PIRACICABA), INSTITUTO AMBIENTE TOTAL (PIRACICABA), TEIA (PIRACICABA)

 
acchiappanebbia concettiAntecedenti
Si definisce “atrapaniebla” o “acchiappanebbia” qualsiasi sistema utilizzato per catturare le microscopiche gocce d’acqua contenute nella nebbia ed immagazzinarle in forma liquida.
Attraverso un processo di condensazione il vapore acqueo atmosferico contenuto nell’aria si deposita sulle superfici fredde formando naturalmente gocce d’acqua.

Molte piante ed animali, soprattutto in ambienti desertici, usano questo principio per raccogliere l’acqua di cui hanno bisogno per sopravvivere. Osservando i sistemi che utilizzano questi organismi gli scienziati hanno cominciato cercando di imitarli, con l’obbiettivo di trovare meccanismi artificiali per intrappolare la nebbia e trasformarla in acqua.

La raccolta organizzata di nebbia attraverso processi naturali o assistita è una pratica antica: gli archeologi ne hanno trovato prove in diverse parti del mondo. Muri intorno a piante e viti venivano costruiti per raccogliere l’umidità di condensa. Nel deserto di Atacama, in Sud America ed in Egitto si costruivano cumuli di pietre per generare stillicidio di condensa all’interno delle loro mura da dove veniva raccolto ed immagazzinato.

In tempi moderni la “Camanchaca”, un tipo di nebbia che si genera nei deserti del nord del Cile, ha attirato l’attenzione di alcuni ricercatori che, osservando le strutture che la natura ha sviluppato per attirare l’umidità dall’aria e sopravvivere in questo ambiente, hanno cominciato a sperimentare delle strutture con lo scopo di trovare forme efficaci per ottenere acqua dalla nebbia.

I primi esperimenti sono stati sviluppati nel 1957 per mano di Carlos Espinosa Arancibia, un fisico dell’Università del Cile, con un primo acchiappanebbia poliedrico. Pochi anni più tardi, dopo miglioramenti e modifiche, ha creato il più famoso acchiappanebbia, il “cileno-tipo”, che è monodimensionale. Questo è ampiamente usato in Cile.

acchiappanebbia storia

Fonti: wikipedia.org, blog.sciencenet.cn, neilhallphotography.com, integradoatrapanieblas2011.blogspot.com, energizamx.wordpress.com, warkawater.org/media

Negli ultimi anni si è riacceso l’interesse pubblico in materia di produzione rinnovabile di energia e di approvvigionamento d’acqua, e quindi l’interesse di molti scienziati, architetti e disegnatori industriali verso gli acchiappanebbia.

La ricerca attuale si concentra su materiali con migliori prestazioni, su forme più pratiche e veloci di assemblaggio e possibili applicazioni nelle aree urbane.

Nota: Nel momento di cercare ispirazioni non è stato considerato come referenza il vasto catalogo di soluzioni e proposte che non sono mai state costruite, abbiamo voluto basarci su esperienze reali, così reali e concrete come il problema da risolvere.
Senza dubbio la nostra iniziativa si basa principalmente sulle soluzioni più recenti come il Warka Water di “Architecture and Vision”. Siamo entrati in contatto con gli sviluppatori in diverse occasioni per proporre il nostro approccio low-tech e speriamo di avere presto delle risposte.

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Alla fine del 2014 abbiamo cominciato a ragionare su queste esperienze e progettare la costruzione di un nostro acchiappanebbia. L’esperienza dell’Albero andava parzialmente in questa direzione, ma non riusciva a soddisfare appieno le nostre esigenze.
La nostra ricerca ed il nostro esperimento non aspiravano però a progettare la miglior torre possibile, la più efficiente, la torre perfetta, giusta ed ecologica al 100%, ma coscienti di che la fornitura di acqua è fondamentale per lo sviluppo delle comunità e degli individui, eravamo alla ricerca della forma per produrre torri low-tech basate sui materiali che si posso trovare a livello locale, disposti a scendere a compromessi e, come sempre, anche ad usare “rifiuti”.

Ci siamo concentrati sull’applicazione delle idee sviluppate finora, contribuendo come sempre alla ctrl+z architettura partecipativasemplificazione e sicuri che anche questo alimenterà sostanzialmente la ricerca stessa.
Abbiamo voluto progettare un sistema appropriabile, assumibile ed assimilabile in modo semplice e immediato, con applicabilità in diverse situazioni reali in cui la scarsa accessibilità di acqua è spesso accompagnata da situazioni complesse di accesso tecnologico. Una proposta di facile disegno e installazione, pensando alle capacità ed alle possibilità delle persone che avranno la voglia di provare questa tecnologia. Per questo, in questi esperimenti abbiamo fatto volentieri a meno di un po’ di estetica e di “coerenza ambientale” (come l’uso di fascette di plastica) per promuovere la riproducibilità dei modelli proposti.

Progetto
Abbiamo deciso di progettare la torre in modo che la geometria fosse allo stesso tempo molto semplice e solida. La soluzione proposta basata appena su due pezzi differenti semplifica notevolmente il lavoro di produzione, aumenta la capacità di adattamento a diversi materiali e alla apropriabilità del disegno stesso.ctrl+z architetti acchiappanebbia

Le barre delle circonferenze sono state calcolate semplicemente dividendole in parti uguali, mentre le diagonali con una semplice formula di geometria cilindrica (da applicare una volta solo durate tutto il progetto).
Abbiamo basato il design della tela su uno schema esagonale con il vantaggio immediato di poter ricavare graficamente tutte le misure del modello.
Un disegno realizzato in tempo reale e basato su materiali disponibili nelle differenti localizzazioni e che consente la partecipazione di tutta la comunità o persone coinvolte nella costruzione della torre, senza la necessità di complicati calcoli.

Questo tipo di disegno può essere realizzato con materiali flessibili come il bambù, le persiane, piattine metalliche, ect … perché il materiale deve essere in grado di assumere la geometria della curva. Idealmente aspiriamo a trovare formule che permettano in futuro a individui e comunità di installare autonomamente sistemi simili nelle loro case.

Assemblaggio del prototipo
Finalmente nel settembre 2015 arrivò l’opportunità che stavamo aspettando per mettere in pratica la ricerca sviluppata. André, con cui avevamo già collaborato in passato, aveva gestito la realizzazione di un’attività durante il Locomotiva, un festival musicale attento alle tematiche artistiche e ambientali. Gli organizzatori del festival esigevano che la costruzione avvenisse durante lo stesso e non prima, in modo che abbiamo dovuto anticipare alcune operazioni e preparare anteriormente tutta la logistica in quanto durava appena due giorni.

Per noi la costruzione di un prototipo in scala reale veniva intesa come un passo essenziale per porre la prima pietra di un processo di ricerca, in collaborazione con università spagnole e brasiliane, con l’obbiettivo di giungere alla formulazione di un modello definitivo.

Una volta arrivati in Brasile rivedemmo e completammo il progetto e cominciammo a effettuare tutte le operazioni di approvvigionamento e preparazione.
Il bambù è stato diviso in modo che potesse essere trasportato ad una falegnameria dove Carmen e Celia lo tagliarono a listarelle. Durante la ricerca della maglia siamo entrati in contatto con Solpack, la cui sede e centro di produzione manifatturiera si trova a mezz’ora da Piracicaba. Si sono dimostrati fin dall’inizio interessati all’iniziativa e hanno finito per donare le tele e mettere a disposizione il loro reparto di cucito, che è stato il responsabile per la loro preparazione. In futuro si prevede l’utilizzo di sacchetti di maglia di cipolle, patate e arance che possono essere recuperati dopo il loro trasporto e distribuzione; per il momento abbiamo deciso di utilizzare tessuti nuovi dati i tempi molto limitati in cui abbiamo dovuto montare il prototipo.

L’installazione è stata effettuata con l’aiuto di alcuni studenti volontari dell’UNIP di Limeira: Allana Vintti, Claudio da Silva Neto, Daniele Corrêa, Luis Gustavo Rezende Gaiotto, Renata Soares, Ariana Harumi Pareja Nishimori, Patricia Miki Hatano Mine ed ovviamente Francielle Mattos.
E altri che si sono uniti in modo più spontaneo: Luis Gustavo Resende Gaiotto, Tomas Leme Simoni, …

Il Festival ha avuto luogo nell’ Engenho Central de Piracicaba eredità dell’industria dello zucchero e patrimonio storico, oggi utilizzato come spazio ricreativo, artistico e culturale. Il primo giorno, in coincidenza con le piogge, ci siamo rifugiati in uno degli spazi coperti ed abbiamo prodotto i moduli. Il secondo giorno, accompagnati da bel tempo, abbiamo montato la torre su una base di pallet. Grazie all’estrema leggerezza della struttura e alla sua modularità, non sono state necessarie gru, ponteggi o altri ausili per il montaggio.

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Futuro
Esistono diverse esperienze costruite nel mondo, certamente di grande interesse. Ma mancano dati per conoscere i loro risultati e l’efficacia affinché le comunità o le persone interessate, e che ne abbiano bisogno, possano riprodurle.

Si sta rafforzando l’idea che l’unico modo per rifornire il pianeta sia la produzione alimentare sostenibile, locale e su piccola scala, ed allo stesso modo siamo convinti dei vantaggi di soluzioni di approvvigionamento idrico locali, famigliari o comunitarie, che permettano di provvedere in forma sostenibile ed invitino in forma naturale alla cura dell’ambiente che ci circonda.

Da tutto questo sta crescendo ogni giorno di più il nostro interesse per le piccole infrastrutture locali in grado di fornire soluzioni ai bisogni delle piccole comunità.

A causa delle forti piogge e soprattutto per il breve periodo di prova, non siamo riusciti a raccogliere dati affidabili sul modello proposto.
In ogni caso prima di diffondere la tecnologia lowtech proposta, siamo consapevoli che è urgente effettuare una sperimentazione per testare la sua efficienza in diversi scenari in cui potrebbe essere applicata per individuare le condizioni climatiche in cui potrebbe operare e fornire referenze e dati a coloro che la vogliano applicare.
La torre è stata donata al “Escritorio Modelo” della facoltà di architettura della UNIP di Limeira che la monteranno per attivare uno dei loro primi progetti di ricerca. Si prevede montarla prima della fine dell’anno.

Mentre ci siamo messi in contatto con l’informatico Misael Rodríguez di “We Wear Buildings” per stabilire una collaborazione volta a progettare un sistema di controllo semplice ed economico su base arduino. Una volta progettato e testato il prototipo i sui piani saranno messi a disposizione, con licenza Creative Commons, di coloro che vogliano monitorare il proprio acchiappanebbia.

Aspiriamo ad offrire la possibilità di collegare gli acchiappanebbia a “IoT” (Internet of Things) affinchè sia possibile imparare da ogni esperienza e ottenere risultati sperimentali reali da ogni installazione.
In questo modo si potranno raccogliere, condividere e confrontare i dati raccolti da diverse torri d’acqua in diverse parti del mondo. Questi dati saranno molto utili per le persone o gruppi che vogliano costruire una torre per sapere che tipo di condensatore potrebbe adattarsi meglio alle loro condizioni climatiche specifiche.

L’iniziativa dovrebbe anche avere un proprio spazio web dove i progetti, le esperienze, le attrezzature, i software e tutte le informazioni necessarie saranno documentate per rendere l’iniziativa replicabile. A tal fine, si sta studiando le necessità di una campagna crowdfounding per lanciarne una all’inizio del 2016.

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Investigación y sociedad
ctrl+z architettura sovversivaMolti sono stati sorpresi ed hanno fatto domande in merito alla curiosa combinazione di un festival di musica e un’attività sperimentale per di più collegata a una ricerca universitaria. Ctrl+Z evita sempre la endogamia, i risultati che servono solo per essere presentati a colleghi in occasione di conferenze o utilizzati solo per articoli su riviste indicizzate.

In cambio la nostra ricerca ed i suoi risultati sono canalizzati in modi che abbiano un contatto continuo con la società. Questo scambio è importante per creare e mantenere vivo il dibattito urbano su temi importanti come i problemi di approvvigionamento ed uso dell’acqua, e ricevere il feedback necessario per andare avanti.

Il numero di interazioni con il pubblico, inizialmente attratto dall’offerta musicale del festival, conferma l’interesse di questo approccio. Certamente l’esperienza è servita a riaccendere il dibattito urbano sull’uso dell’acqua in una regione come quella di San Paolo che sta già sperimentando problemi di approvvigionamento idrico e si prevede che questi possano peggiorare in futuro.

Coinvolgere la comunità universitaria non era solo un mero mezzo per mobilitare volontari e costruire la proposta. Ci interessava il passaggio di conoscenze e, soprattutto, contribuire ad aumentare la consapevolezza su problemi di questo tipo, che spesso non sono inclusi nei programmi accademici.

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